Volontariato in Oncologia
(a cura di Tonino Loi)
Felice il viandante
Che la sinfonia dell’amicizia
Aiuta a superare le paludi, Il deserto
sassoso, Il bosco impenetrabile,
Nella malattia, nella povertà,
Nell’abbandono
Fino alle porte della morte.
Raro è l’amico
Che ti accompagna fedelmente
Nel cammino della tua vita
Dal primo mattino fino a tarda sera
Zenta Maurina Raudive
Il volontariato attuale
Solo a partire dal 1994 nel Vocabolario della Lingua Italiana Treccani tra le altre definizioni di “ volontariato “ si legge:
prestazione volontaria e gratuita della propria opera, e dei
mezzi di cui si dispone, a favore di categorie di persone che
hanno gravi necessità e assoluto e urgente bisogno di
assistenza, esplicata per fare fronte a emergenze occasionali
oppure come servizio continuo ( come attività individuale o di
gruppi e associazioni ) .
Questa definizione nella quale ci identifichiamo non vuole
significare che “volontariato”, nel senso che noi diamo
attualmente alla parola, è un fenomeno relativamente recente.
Il volontariato nasce infatti con l’uomo come tensione vitale ad
affiancare e sostenere il più bisognoso. Nel corso dei secoli
questa energia si è profondamente trasformata e plasmata sulle
necessità emergenti nelle varie epoche.
Il volontariato attuale risponde ad un bisogno di solidarietà:
il rapporto tra chi dà e chi riceve è un rapporto alla pari,
nella consapevolezza che in quel gioco delle parti che la vita
spesso si diverte a proporci i ruoli potrebbero anche essere
invertiti.
Nel corso degli ultimi 20 – 30 anni il volontariato ha subito
una profonda trasformazione allontanandosi dal clichè della
filantropia e diventando un impegno sociale.
Per inquadrare e regolamentare un fenomeno che investiva sempre
più ampi strati della popolazione nell’agosto del 1991 l’Italia
ha varato - prima in Europa – la legge quadro n. 266 sul
volontariato, completata da un regolamento applicativo . Ad essa
hanno fatto seguito numerose leggi regionali.
In Italia esistono oltre 30.000 associazioni di volontariato;
molto numerose ,tra esse, sono quelle che si occupano di dare
vicinanza e sostegno ai malati oncologici e alle loro famiglie.
Mano Tesa Ogliastra si colloca in questo gruppo di Associazioni di volontariato in Oncologia.
L’ascolto efficace
In altro spazio di questa pubblicazione è riportato in grande
evidenza il codice deontologico del volontario, nel quale
tendiamo a identificare il nostro comportamento.
Una delle caratteristiche fondamentali del volontario in
oncologia è sicuramente l’esercizio e l’acquisizione di un
ascolto efficace.
Ascoltare non è la stessa cosa che “sentire”, perché l’ascolto
efficace comporta un processo attivo e complesso. Ascoltare
significa infatti:
- raccogliere informazioni da chi parla, sia che a farlo siamo noi o gli altri, astenendoci dal giudicare e assumendo un atteggiamento empatico;
- dimostrare attenzione a chi parla in modo da incoraggiare la continuazione della comunicazione;
- intervenire con osservazioni limitate ma incoraggianti con la certezza che le persone che si sentono ascoltate tendono ad aumentare l’autostima, a mantenere un buon livello emotivo e a collaborare con l’interlocutore.
Al fine di rendere più chiaro quanto espresso dobbiamo sapere che esistono almeno tre livelli di ascolto:
- Livello 1.- Ascoltare senza dare giudizi cercando di capire i sentimenti e il senso di ciò che vuole dire l’interlocutore, prestando attenzione alla totalità della sua comunicazione ed elaborando quello che viene detto.
- Livello 2 .- Sentire le parole ma senza fare uno sforzo per capire l’intenzione di chi parla, dare cioè l’impressione di ascoltare attentamente mentre in effetti ci si concentra solo superficialmente.
- Livello 3.- Ascoltare a sprazzi. Sentire più che prestare ascolto; essere passivi e in atteggiamento di giudizio.
Un buon volontario in una relazione interpersonale
deve tendere al livello 1.
Il segreto del parlare risiede
Tra la vibrazione della voce
Di chi parla
E il battito del cuore
Di chi scolta.
K. Gibran
La comprensione e la speranza
Per facilitare la comunicazione molto dipende dalla
sensibilità personale di ognuno e dalla conoscenza di sé
e dell’altro, oltre che dal desiderio di “ mettersi
sulla stessa lunghezza d’onda “, contrastando i
preconcetti personali che spesso erigono muri di non
comunicazione. Se talvolta capita di avere un impatto
negativo è bene fare “l’avvocato dell’angelo”
chiedendosi COSA MI PIACE DI QUESTA PERSONA ?
Questo passaggio è facilitato da un atteggiamento, da
uno stile di vita proprio del volontario in oncologia,
che è la comprensione, cioè la capacità di
prendere con sé l’altro, non sostituendosi a lui ma
sentendo con lui.
L’operare del volontario deve essere altresì improntato
alla speranza. Non rinunciamo se le cose vanno così così
e , qualche volta, male. Quando la strada ci sembra
tutta in salita, quando volevamo sorridere e invece
abbiamo dovuto sospirare, quando le responsabilità ci
opprimono, fermiamoci anche un momento, ma non
rinunciamo. Spesso si ha un fallimento quando bastava la
speranza per vincere. Il successo è l’insuccesso
rovesciato.
“A volte è meglio fermarsi alla tenda di Abramo, che
arrivare al tempio d’oro di Salomone “.
Piuttosto che rinunciare, piuttosto che inseguire
ciò che in certe situazioni è impossibile conseguire è
bene comunque andare avanti, accontentandoci della tenda
di Abramo.
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